Tradizioni, saperi, comunità: in Sicilia l’identità del mare è una risorsa per crescere

La storia della pesca in Sicilia è millenaria. Le testimonianze materiali sono poche, quelle immateriali moltissime: tradizioni, tecniche, linguaggi e modi di vivere che ancora oggi definiscono il profilo di tante comunità costiere. Per Leonardo Catagnano, Dirigente Responsabile Sviluppo Locale e Identità Culturale del Dipartimento della Pesca Mediterranea della Regione Siciliana, è da questo patrimonio che deve partire ogni strategia di sviluppo legata al mare.

Lo abbiamo intervistato a Favignana in occasione dell’appuntamento di Connessioni Digitali “S3 Sicilia – Storie di Innovazione“, dedicato alla blue economy.

Un patrimonio fatto di saperi

In Sicilia, osserva Catagnano, la pesca ha plasmato l’identità di moltissimi comuni costieri, con porti, pescherecci e attività che ne definiscono ancora oggi il carattere. Se le tracce materiali di questa storia sono sempre più rare, quelle immateriali restano diffuse e vitali.

È un patrimonio che ha, naturalmente, anche un valore economico. In molte località, identità marinara e cultura sono un richiamo anche per i visitatori, e diventano così una risorsa per i territori.

L’esempio delle tonnare

Il caso più evidente è quello delle tonnare fisse. Per Catagnano il tonno ha un valore iconico, che racconta la storia e la esprime anche quando la risorsa non è più quella di un tempo. Le tonnare, però, “hanno perso importanza e sono diventate non più sostenibili sotto l’aspetto economico”, tra il calo della risorsa e l’introduzione delle quote.

Riattivarle richiede condizioni precise: “Ci vuole un’impresa, ci vogliono investimenti, ci vuole una quota tonno che sia sufficiente a ripagare i costi e a fare anche altro”. A Favignana un tentativo di riapertura, avviato nel 2016, si è fermato per una quota troppo ridotta rispetto ai costi. Catagnano, però, spera che il capitolo non sia chiuso. Il tema, come ha ricordato anche il sindaco Giuseppe Pagoto, resta aperto.

Diversificare la pesca, con formazione

Sul fronte degli investimenti, Catagnano torna a mettere in luce il valore della diversificazione dell’attività di pesca. A suo avviso può essere un’ottima occasione per migliorare la situazione economica di imprese che oggi stanno soffrendo molto.

Pescaturismo, ittiturismo e attività didattiche richiedono però conoscenze e capacità professionali adeguate, soprattutto per organizzare l’accoglienza. È un ambito che, ammette, “nei nostri bandi ha avuto una scarsa attenzione”. Da qui la proposta di una campagna di informazione e formazione degli addetti. L’obiettivo è offrire un’opportunità ai territori turistici “senza snaturare l’identità di un contesto”.

Raccontare l’identità per proteggerla

È il punto che lega tutta la riflessione. Quando la domanda turistica cresce, chi offre servizi tende ad adeguarsi alle esigenze dei visitatori, e “più aumenta la pressione turistica, più si rischia di snaturare l’identità di un luogo”. Per questo, sottolinea Catagnano, è fondamentale continuare a parlare dell’identità marinara, “mostrarla, raccontarla e preservarla anche nei suoi contenuti immateriali”.

Ne deriva una prospettiva che riguarda molte comunità costiere siciliane. Il patrimonio della pesca non è solo memoria da conservare, ma la base su cui costruire una nuova economia del mare. La sfida è farle crescere mantenendo intatto ciò che rende ogni luogo riconoscibile.

Progetto cofinanziato dalla Regione Siciliana, Assessorato per le Attività Produttive, iniziativa “Sicilia che piace” – Capitolo di Bilancio 342525.

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