HEAL Italia e la medicina su misura: una strategia nazionale che parte dal Sud

Un’infrastruttura nazionale per i dati clinici, genomici e real-world, una banca di immagini istopatologiche digitali, una regia condivisa tra ministeri e Regioni e un piano dedicato al Mezzogiorno. Sono alcune delle proposte con cui la Fondazione HEAL Italia ha presentato alla Camera dei deputati il Libro Bianco “HEAL Italia 2036”. Il documento vuole trasformare la rete costruita con il PNRR in una politica stabile per la medicina di precisione.

La presentazione si è svolta a Roma, nella Sala del Refettorio, ed è stata ospitata dal vicepresidente della Camera Giorgio Mulè. All’incontro sono intervenuti decine di ricercatori da tutta Italia che hanno contribuito alla stesura del testo.

Una rete di oltre 100 enti da rendere permanente

HEAL Italia è il polo italiano per la medicina di precisione, nato grazie al PNRR NextGenerationEU e gestito dal Ministero della Ricerca. Oggi la Fondazione HEAL Italia riunisce più di cento enti tra università, IRCCS, ospedali e imprese. La filiera parte dalla ricerca scientifica, passa per le infrastrutture tecnologiche e arriva al trasferimento dell’innovazione nella sanità.

Con la fine della fase straordinaria del PNRR, il tema è dare continuità a questo lavoro. «Il punto centrale è trasformare questa esperienza in una capacità permanente del Paese», sottolinea Laura Leonardis, direttore generale della Fondazione HEAL Italia. Per Leonardis la sfida è rendere stabili le reti, accessibili le infrastrutture, utilizzabili i dati e trasferibili i risultati della ricerca, così che le innovazioni entrino nei percorsi assistenziali.

In foto (da sx): Piacentini, Leonardis, Mulè, Midiri, Privitera, Dell’Utri

Giorgio Mulè definisce il PNRR «un passaggio decisivo». Secondo il vicepresidente della Camera, HEAL Italia lo ha usato non solo per finanziare la ricerca, ma anche per costruire relazioni, collegare dati e biobanche e sviluppare modelli predittivi. «Il futuro di HEAL Italia riguarda l’Italia», afferma Mulè, che considera il Libro Bianco un documento rivolto direttamente alla responsabilità della politica.

Una regia nazionale per dati, standard e tecnologie

Il cuore della proposta è una governance interministeriale stabile. Ne farebbero parte i ministeri competenti, le Regioni e gli attori della ricerca, della sanità e dell’industria. I suoi compiti sarebbero coordinare le iniziative, definire priorità e standard comuni, favorire l’interoperabilità dei dati e sostenere l’adozione delle tecnologie nel Servizio sanitario nazionale.

In questo percorso HEAL Italia mette a disposizione del Paese la rete delle proprie infrastrutture e i Centri Digitali di Medicina di Precisione. Offre anche il modello delle Officine, luoghi in cui i bisogni dei territori incontrano ricerca, sperimentazione e applicazione clinica.

Il Libro Bianco propone inoltre programmi pilota negli ospedali, un trasferimento tecnologico più forte e un Programma Nazionale HEAL Italia per la Prevenzione di Precisione. Particolare attenzione va a diagnostica genomica, intelligenza artificiale, formazione di nuove professionalità e sostenibilità delle innovazioni. Massimo Midiri, presidente della Fondazione HEAL Italia, cita tra le tecnologie abilitanti il sequenziamento genomico di nuova generazione, la digital pathology, la biopsia liquida e i dispositivi indossabili. Secondo Midiri questi strumenti possono cambiare prevenzione, diagnosi e terapia in ogni area clinica, dall’oncologia alle malattie rare, dal diabete alle malattie neurodegenerative.

Il direttore scientifico Mauro Piacentini avverte però che «la disponibilità di conoscenze e tecnologie, da sola, non è sufficiente». Per Piacentini serve un ecosistema capace di portare la ricerca fino a un beneficio concreto per i cittadini.

Il Mezzogiorno come piattaforma per l’innovazione

La priorità indicata dal documento è anche territoriale. HEAL Italia propone un Piano Medicina di Precisione per il Mezzogiorno, inserito nella strategia nazionale. Leonardis precisa che non si tratta di una politica separata, ma di uno strumento per evitare che le nuove tecnologie allarghino i divari esistenti. Il piano prevede di rafforzare le infrastrutture e collegare i centri di eccellenza agli ospedali territoriali. Prevede anche di favorire la telemedicina e la condivisione delle competenze, per aprire alle strutture più periferiche protocolli avanzati di prevenzione e cura.

«Il Sud può così passare dalla condizione di territorio destinatario di politiche compensative a quella di piattaforma strategica per l’innovazione del Paese», afferma Leonardis. Il piano dovrà produrre risultati misurabili. Tra questi ci sono la riduzione della mobilità sanitaria passiva, i tempi di accesso alla diagnostica avanzata, la diffusione delle reti cliniche e standard omogenei anche nelle aree meno servite.

La roadmap 2027-2030 e lo sguardo internazionale

Il Libro Bianco HEAL Italia 2036 traccia una roadmap nazionale 2027-2030 divisa in fasi. Si parte dalla costruzione della governance e dalla definizione degli standard, poi si avvia una rete dimostratrice. Seguono l’integrazione dei percorsi nel Servizio sanitario nazionale, il trasferimento industriale e l’estensione dei modelli validati.

C’è poi il fronte estero. HEAL Italia punta a rafforzare le collaborazioni internazionali e a portare nel mondo la medicina di precisione Made in Italy. Il sottosegretario al MAECI Massimo Dell’Utri ha assicurato il sostegno del Governo per creare occasioni di incontro e confronto con il sistema internazionale.

Leonardis indica anche come misurare il valore del lavoro. Contano i progetti attivati, le innovazioni entrate nella pratica clinica e i divari territoriali ridotti. Conta soprattutto il numero di «persone che potranno accedere a una prevenzione più tempestiva e a cure più appropriate».

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