Transizione energetica in Sicilia: l’idrogeno apre la strada a nuove filiere produttive

La posizione della Sicilia al centro del Mediterraneo può trasformarsi da semplice snodo di transito dell’energia in leva per nuove imprese, tecnologie e occupazione. È la prospettiva emersa il 30 settembre a Misterbianco (Catania), nel corso dell’incontro “Idrogeno per la transizione ecologica e lo sviluppo sostenibile in Sicilia”, quinta tappa del tour “H2InComune” promosso da H2IT e RENAEL nell’ambito di HeySun 2026. Istituzioni, imprese, università e centri di ricerca si sono confrontati sulle prospettive dell’idrogeno per l’isola.

Energia come leva di politica industriale

Nel suo intervento, l’assessore regionale alle Attività Produttive Edmondo Tamajo ha collegato il tema dell’idrogeno e delle nuove tecnologie energetiche a una questione di politica industriale. La Sicilia «ha tutte le carte per essere protagonista della nuova economia dell’energia», ha sottolineato.

Secondo l’assessore, la vera sfida consiste nel portare innovazione dentro le aziende siciliane e costruire filiere locali ad alto valore aggiunto, facendo leva sulle competenze già presenti sul territorio: università, centri di ricerca e un tessuto imprenditoriale che, nelle sue parole, «vuole crescere». L’obiettivo indicato è mettere insieme queste risorse per trasformarle in sviluppo economico concreto.

La posizione strategica della Sicilia nel Mediterraneo

Un passaggio dell’intervento ha riguardato il ruolo geografico dell’isola. Per Tamajo, la collocazione della Sicilia nel Mediterraneo può diventare un vantaggio nella transizione energetica in corso, a condizione che la regione non si limiti a essere un punto di transito. L’assessore ha indicato come obiettivo quello di rendere l’isola un luogo in cui l’energia genera impresa, tecnologia e occupazione, attraendo investimenti e mettendo contestualmente le imprese locali nelle condizioni di partecipare alle nuove filiere industriali.

La collaborazione tra istituzioni, imprese e ricerca

Tamajo ha sottolineato come nessuna transizione energetica possa realizzarsi senza una collaborazione strutturata tra i diversi attori coinvolti. Servono, secondo l’assessore, investimenti, ricerca e competenze, insieme a una cooperazione stabile tra istituzioni, università e mondo produttivo. In quest’ottica, la Regione ha indicato la propria intenzione di accompagnare il processo sostenendo l’innovazione e creando condizioni favorevoli per chi sceglie di investire e produrre in Sicilia.

Le ricadute occupazionali per i giovani

Nella parte conclusiva del suo intervento, Tamajo ha posto l’accento sulle ricadute economiche e occupazionali della transizione energetica. Per l’assessore, il processo avrà valore se si tradurrà in opportunità concrete per i siciliani, in termini di nuove fabbriche, imprese competitive e nuovi mestieri, in particolare per i più giovani. Il concetto espresso è che la Sicilia non debba limitarsi a inseguire il cambiamento in atto, ma possa ambire a guidarne una parte.