Come abbiamo creato la “generazione ansiosa” e perché la soluzione è la fiducia
Connessioni Digitali - 08/05/2026
di Luisa Cassarà
Se la “dittatura degli algoritmi” – ovvero quel sistema ingegnerizzato per massimizzare i profitti tenendoci incollati agli schermi attraverso la continua stimolazione di rabbia e paura – ha distorto l’informazione e la percezione della realtà degli adulti, c’è una fascia demografica che sta subendo le conseguenze più gravi del modello predatorio della Silicon Valley: i minori.
Assistiamo oggi a un malessere profondo e diffuso, che si manifesta in un crollo delle competenze cognitive e in un allarmante aumento dei reati commessi da giovanissimi. In che modo siamo arrivati a trasformare i ragazzi in quella che oggi gli studiosi definiscono la “generazione ansiosa”?
La risposta, come ha illustrato il Riccardo Luna durante la tappa palermitana di “Connessioni Digitali“, si nasconde dietro un errore di valutazione collettivo e un modello tecnologico spietato, studiato a tavolino per creare dipendenza, fin dalla più tenera età.
L’illusione dei “piccoli inventori”
Nella prima decade gli anni Duemila, si è consolidata l’abitudine di affidare smartphone e tablet a bambini piccolissimi, spesso semplicemente per gestirne i momenti di noia. Questo fenomeno, tuttavia, è stato alimentato da un’illusione diffusa, all’epoca sostenuta anche da autorevoli pedagogisti: l’idea che un’esposizione precoce alla tecnologia avrebbe trasformato i bambini in brillanti programmatori e inventori, capaci di usare strumenti come Scratch o Arduino per cambiare il mondo.
Invece di diventare giovani geni dell’informatica, la stragrande maggioranza dei ragazzi è stata travolta dall’arrivo dei social network, trasformandosi in semplici follower. Le grandi piattaforme americane hanno schierato i loro migliori ingegneri contro le menti vulnerabili dei bambini, ingegnerizzando un sistema di gratificazione continua (addiction) da cui, proprio per come è stato progettato, è quasi impossibile staccarsi.
Il collasso cognitivo e la crisi della scuola
L’esposizione prolungata a questi dispositivi sta alterando profondamente lo sviluppo cognitivo dei ragazzi. Come spiegato da Luna, trascorrere ore davanti a schermi dove i video cambiano ogni 8 secondi fornisce continue scariche di dopamina, abituando il cervello a una gratificazione istantanea.
Il risultato è un disastro educativo. Quando questi ragazzi arrivano a scuola e viene chiesto loro di leggere un testo lungo o di studiare con metodi tradizionali, il loro cervello fa fatica a processare le informazioni: si sentono incompresi e vivono l’ambiente scolastico come una prigione. Non è un caso che, nel 2023, i test internazionali sulle competenze di base abbiano registrato un crollo globale senza precedenti nella capacità di comprensione dei testi.
Il “Dark Web” in tasca e il crollo dei filtri
La dipendenza non è l’unico pericolo della piazza digitale. I giovanissimi possono accedere, aggirando i controlli parentali, a canali non moderati su app come Telegram, che di fatto si sono trasformate in un “dark web a portata di click”. Lì è possibile acquistare liberamente armi, coltelli e droghe. Il metodo elusivo è inquietantemente semplice: i ragazzi vendono oggetti su piattaforme di seconda mano come Vinted, accumulano fondi su portafogli digitali e si fanno recapitare merce pericolosa negli armadietti anonimi lungo le strade, tutto mentre i genitori li credono al sicuro nelle loro stanze.
A questo si aggiunge l’accesso precoce e incontrollato alla pornografia online, un’esposizione senza filtri che rischia di alterare in modo permanente la percezione della sessualità e i modelli relazionali dei minori.
La via d’uscita: meno controllo digitale, più fiducia reale
Oggi le famiglie si trovano intrappolate in un triangolo di frustrazione, in cui i genitori incolpano la scuola, i docenti le famiglie, e i ragazzi si sentono incompresi. Qual è la soluzione?
Secondo Riccardo Luna, la risposta non risiede nel proibizionismo estremo o nell’iper-controllo digitale. Strumenti diffusissimi come il registro elettronico o la geolocalizzazione costante tramite smartphone hanno progressivamente distrutto il rapporto di fiducia tra le generazioni.
Per curare i danni di questa esposizione, occorre recuperare un principio fondamentale suggerito dagli psichiatri dell’età evolutiva: “Amami di più, quando me lo merito di meno”. Proprio nel momento in cui i ragazzi sembrano più ostili o “intossicati” dalla dieta digitale, è essenziale dimostrare loro fiducia. Meno controllo asfissiante tramite le app, dunque, per riportare al centro la materialità e la presenza delle relazioni umane autentiche.
Questa era la terza parte del nostro approfondimento dedicato all’appuntamento di “Connessioni Digitali” con Riccardo Luna. Ma, se il modello della Silicon Valley è tossico, sia per la democrazia che per i nostri figli, l’Europa come deve reagire? Nel prossimo approfondimento affronteremo il tema cruciale della “Sovranità Tecnologica”: scopriremo perché l’Unione Europea ha urgente bisogno di smettere di fare solo da consumatore e iniziare a costruire la propria indipendenza digitale.
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