Startup cleantech e blue economy: l’Italia cresce, ma la sfida ora è diventare globale
Economia del mare - 08/06/2026
di Redazione
L’Italia consolida la propria presenza nei settori cleantech e blue economy, rafforzando un ecosistema che punta sull’innovazione, sulle competenze e su una base industriale sempre più strutturata. È quanto emerge dalla nuova ricerca del Blue Economy Monitor, promossa da Intesa Sanpaolo in collaborazione con SDA Bocconi School of Management e presentata nel corso della Venice Climate Week.
Secondo lo studio, per sostenere la crescita e permettere alle imprese innovative di competere sui mercati internazionali sarà decisivo migliorare l’accesso a fondi e capitali, insieme a investimenti mirati in internazionalizzazione, formazione e sviluppo delle competenze.
Un ecosistema giovane e in espansione
L’indagine ha analizzato un campione di 485 startup innovative attive nella transizione ecologica, pari a circa il 4% dell’intero panorama nazionale delle startup innovative.
Dall’analisi emerge un ecosistema giovane, dinamico e altamente diversificato. L’84% delle imprese osservate opera nel settore cleantech, il 13% sviluppa attività ibride tra cleantech e blue economy, mentre il restante 3% è focalizzato esclusivamente sull’economia del mare.
Le realtà analizzate coprono l’intera filiera della sostenibilità e mostrano una distribuzione trasversale in differenti comparti produttivi.
Energia e tecnologie digitali guidano lo sviluppo
Tra i settori maggiormente rappresentati emerge quello dell’energia, che raccoglie il 30% delle startup osservate. In questo ambito si sviluppano soluzioni dedicate a idrogeno verde, energie rinnovabili avanzate e sistemi innovativi per l’accumulo energetico.
Segue il comparto delle tecnologie digitali abilitanti, con il 27%, trainato da applicazioni basate su intelligenza artificiale e Internet of Things.
Un ruolo significativo viene ricoperto anche dall’economia circolare e dalla gestione delle risorse naturali, che rappresentano il 18% del campione e comprendono iniziative legate alla cattura dell’anidride carbonica e alla riduzione delle emissioni.
Completano il quadro la mobilità sostenibile con il 9%, l’agritech con l’8%, e i materiali avanzati insieme alla chimica verde, che incidono per il 7%.
I punti di forza dell’ecosistema italiano
L’Italia può contare su una struttura industriale consolidata e su un ecosistema composto da oltre 200 incubatori e acceleratori, sostenuto da un tessuto imprenditoriale altamente qualificato.
A questi elementi si aggiungono vantaggi strategici legati alla posizione geografica e alle specializzazioni produttive del Paese. In particolare, il Mediterraneo rappresenta un asset rilevante per lo sviluppo della blue economy, mentre comparti come energia, acqua e materiali costituiscono aree di forte specializzazione industriale.
Lo studio evidenzia tuttavia una fase cruciale per il sistema nazionale: alla capacità di generare innovazione deve ora affiancarsi una maggiore rapidità nel trasformare le startup in realtà industriali solide e competitive su scala globale.
Le aree strategiche per i nuovi investimenti
Tra le principali direttrici individuate per il comparto cleantech figurano idrogeno verde, sistemi avanzati di storage energetico, tecnologie per la sostenibilità, economia circolare, biomateriali, agritech e agricoltura rigenerativa.
Sul fronte della blue economy, invece, le priorità riguardano la valorizzazione biologica delle risorse marine attraverso biotecnologie blu e acquacoltura, lo sviluppo delle energie rinnovabili marine e l’innovazione nella manifattura navale e nella mobilità marittima sostenibile.
Le sfide per competere a livello globale
La ricerca individua tre azioni prioritarie per rafforzare il posizionamento competitivo italiano.
La prima riguarda un miglior accesso ai fondi europei, attraverso programmi di capacity building e attività di advisory. La seconda punta a incrementare le risorse destinate a venture capital e corporate venture capital, con l’obiettivo di sostenere le fasi di scale up. La terza riguarda lo sviluppo di una strategia strutturata di internazionalizzazione dell’innovazione verde e blu, in grado di attrarre investimenti e favorire relazioni internazionali.
Parallelamente emerge il ruolo centrale degli investimenti in competenze e capitale umano, insieme alla necessità di un approccio integrato che unisca politiche industriali, strumenti finanziari e formazione.
“L’Italia dispone di tutti gli ingredienti per diventare protagonista europea della transizione verde e blu”, ha dichiarato Francesco Perrini, direttore del Blue Economy Monitor. “La vera sfida è oggi dimensionale: trasformare un ecosistema vivace di startup in campioni industriali capaci di competere sui mercati globali.”
Anche Elisa Zambito Marsala (in foto), responsabile Education Ecosystem and Global Value Programs di Intesa Sanpaolo, ha sottolineato il potenziale del comparto: “La Blue Economy e i Fondali Marini offrono straordinarie opportunità di crescita per il nostro Paese. Sostenere ricerca e competenze significa rafforzare competitività e capacità di innovazione.”
L’Osservatorio nasce con l’obiettivo di monitorare l’evoluzione dell’economia del mare, favorendo una maggiore conoscenza di un settore in forte crescita globale. L’iniziativa si inserisce in un ecosistema più ampio che coinvolge partner nazionali e internazionali, tra cui Université PSL di Parigi, SRM Centro Studi e Ricerche, One Ocean Foundation e importanti realtà aziendali. Parallelamente, Intesa Sanpaolo conferma il proprio impegno nel supporto a scuole e università attraverso iniziative educative e percorsi dedicati allo sviluppo di competenze multidisciplinari.
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