Robot e physical AI, la sfida inizia dove finisce la simulazione
News - 28/07/2026
di Redazione
In simulazione, la robotica è un mondo perfetto: gli oggetti restano al loro posto, nulla si inceppa, nessun imprevisto compromette il risultato. Ma cosa succede quando portiamo l’AI su un robot reale e tutto inizia semplicemente ad esistere con i suoi imprevisti? Questo scarto tra laboratorio e mondo fisico è solo uno degli argomenti di cui abbiamo parlato a Coderful 2026 con Stefano Maestri, Engineering Manager in IBM.
Chi è Stefano Maestri
Maestri si presenta senza troppi preamboli: lavora per IBM, ma non si ferma alla scrivania. Podcast, newsletter e community sono parte integrante del suo modo di vivere il mondo tech, in parallelo al lavoro quotidiano da Engineering Manager. A Coderful ha portato un talk dedicato alla physical AI, ovvero all’intelligenza artificiale applicata alla robotica, con protagonista il braccio robotico Bernie.
Quando la realtà rovina la demo
In simulazione tutto è educato, gli oggetti restano al loro posto, il mondo collabora e nessun imprevisto rovina la demo. Ma cosa succede quando l’intelligenza artificiale viene calata in un mondo che esiste con tutte le sue imperfezioni? Succede, spiega Maestri, più o meno l’inaspettato: il pezzo che manca, il componente che si rompe, il motore che gira nella direzione sbagliata. Tutte situazioni a cui chi arriva dal mondo software non è abituato, e a cui invece bisogna abituarsi in fretta se si vuole davvero portare la robotica fuori dal laboratorio.
Bernie, il braccio robotico che boccia i suoi allenamenti
Quando gli chiediamo di immaginare una recensione firmata da Bernie sulle proprie qualità da trainer, Maestri non si risparmia l’autoironia: il robot lo definirebbe probabilmente “sboccato“, soprattutto nei momenti in cui il training non funziona come dovrebbe. Ma subito dopo arriva l’attenuante: nonostante tutto, Bernie riconoscerebbe che Maestri è stato paziente e preciso nel cercare soluzioni, piuttosto che tirarle a caso. Un modo scherzoso per raccontare un lavoro fatto, nella pratica, di tentativi, errori e correzioni continue.
Un Grande Puffo, non un Terminator
Tra le domande più curiose dell’intervista, quella sul robot ideale da avere come assistente personale ha aperto uno spiraglio personale interessante. Messo davanti a un ventaglio di opzioni, tra un C-3PO iperattento, un Bender pronto a chiudere la giornata in modo memorabile, un Terminator efficiente fino alla brutalità o un Nexus 6 che trattiene con domande esistenziali fino a notte fonda, Maestri sceglie altro: un R2-D2 che gli giri intorno senza fare granché, o magari un Grande Puffo robotico. La scelta non è casuale: Maestri porta un tatuaggio del Grande Puffo, dedicato a sua figlia maggiore, che lui stesso chiama da sempre “Puffetta”. Un dettaglio semplice che aggiunge nuove sfumature alla nostra conversazione dedicata a robot e intelligenza artificiale.
Robotica e AI generativa: un parallelo più lontano di quanto sembri
Con strumenti open source e hardware sempre più accessibile, la robotica potrebbe vivere un momento di espansione simile a quello che l’AI generativa ha già vissuto con testo e immagini. Maestri, però, invita alla cautela: nella parte fisica, elettronica e meccanica, i progressi sono stati notevoli, ma la robotica capace di muoversi liberamente nello spazio, come la si immagina guardando alla fantascienza, è ancora più lontana di quanto si pensi. Non un’eternità, chiarisce, ma nemmeno dietro l’angolo: probabilmente cinque, dieci anni. Nel frattempo, numerose startup italiane stanno già scommettendo sulla physical AI come prossima frontiera.
Compiti prevedibili, imprevisti da conquistare
Guardando ai prossimi anni, Maestri distingue due velocità. Da un lato la robotica già presente oggi in fabbriche e aziende, impegnata in compiti prevedibili e ripetitivi. Dall’altro l’obiettivo più ambizioso: una robotica capace di affrontare compiti imprevedibili, lontana dagli scenari da fantascienza ma comunque complessa. L’esempio che sceglie è concreto e per certi versi inaspettato: la nautica, settore di nicchia ma molto remunerativo, dove la robotica non è ancora entrata perché ogni imbarcazione è diversa dall’altra. Anche solo verniciare uno scafo con un robot, spiega, potrebbe rappresentare il prossimo passo interessante per il settore.
Harry Potter contro l’appiattimento dei contenuti
Alla domanda su cosa lo abbia davvero sorpreso di recente, tra film, serie, libri o videogiochi, in un’epoca in cui tutto sembra somigliare a tutto, Maestri fa un salto indietro nel tempo. Da appassionato di fantasy cresciuto a pane e Tolkien, individua in Harry Potter l’ultima vera sorpresa narrativa, capace di distinguersi nettamente da tutto ciò che aveva letto fino ad allora. Un riferimento che risale ormai a quindici, vent’anni fa, ma che restituisce bene il senso di una domanda che, a Coderful 2026, ha attraversato più di un’intervista: quanto siamo ancora capaci di stupirci?
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