Anche l’intelligenza artificiale ha bisogno del suo alchimista

Se dovesse avere un foglietto illustrativo, come qualsiasi farmaco, un modello di intelligenza artificiale includerebbe una sola, laconica avvertenza: “causa grave pigrizia“. A dirlo è Eugenio Petullà, che di mestiere fa l’AI Alchemist per RegoloAI – un ruolo tanto insolito quanto autoesplicativo, se si immagina di mescolare ingredienti in un pentolone per tirare fuori l’oro dai dati. Intervistato durante Coderful 2026, evento di cui Innovation Island è stata main media partner, Petullà ha parlato di bias, di modelli giganti che spesso non servono e di un videogame capace di far uscire di testa chiunque lo provi.

Cosa fa, davvero, un AI Alchemist

Non tutti gli ingredienti che questo singolare alchimista maneggia, però, sono ugualmente sicuri. Per Petullà ce n’è uno che va maneggiato con particolare attenzione: «Sicuramente i vari bias che possono appartenere ai dati. Quelli sicuramente emergono da qualsiasi sistema, in qualsiasi modello, quindi sono pericolosissimi e vanno allontanati il più velocemente possibile».

Perché non serve sempre il modello più grande

In un settore dominato dall’hype, sostenere che “non serve il modello più grande” può sembrare un atto di resistenza. Petullà spiega quale argomento usa per difendere le scelte più semplici: «Utilizzo molto spesso una leva che fa sempre presa su tutti, ovvero l’ottimizzazione, soprattutto nel mondo dell’ingegneria: ottimizzazione dei costi, ottimizzazione degli output, predicibilità. Credo che questo funzioni, insieme alla facilità di implementazione».

Se un modello dovesse avere un bugiardino, l’avvertenza principale sarebbe una sola, dice Petullà: «”Causa grave pigrizia”, credo che sia la cosa che lo riassuma meglio». Il rimedio, però, esiste: «Usarlo in maniera attiva ed esserne i controllori, piuttosto che la persona che viene controllata».

Quello che una community fa meglio di un benchmark

Nei talk e nelle community tech, l’AI viene spesso raccontata con più realismo di quanto si immagini: meno annunci, più esperimenti ed errori condivisi. Petullà, che si definisce «notoriamente una persona contraria ai benchmark», indica cosa rende una community insostituibile: «Sperimentare, mettere le mani, tirare fuori casi d’uso interessanti e rispondere con la relazione umana all’interazione con le AI. Questa è la parte fondamentale, farlo in tanti è ancora meglio».

Un consiglio per l’estate: The Stanley Parable

Contro la sensazione di appiattimento dei contenuti nell’era dell’intelligenza artificiale, Petullà consiglia un videogame che sta riscoprendo proprio in questi mesi: The Stanley Parable, che definisce qualcosa di completamente diverso da quello a cui siamo abituati.

Se l’AI diventasse senziente: il film scelto da Petullà

Alla domanda su quale film mostrerebbe a un’intelligenza artificiale diventata senziente, Petullà scarta subito l’opzione più ovvia, cioè una commedia strappalacrime, definita troppo pop. La sua scelta, invece, è un classico del cinema d’autore: «Ti direi, per piacere personale, Barry Lyndon, per vedere se lo capisce». Non che ci sarebbe molto da imparare, ammette con ironia: «Se fosse senziente, già lo conoscerebbe senza problemi».