Il Mediterraneo cambia: più innovazione e sostenibilità per la blue economy siciliana
Economia del mare - 18/09/2026
di Luisa Cassarà
Il Mediterraneo sta cambiando più velocemente di quanto i suoi ecosistemi riescano ad adattarsi. È da questa consapevolezza che parte l’analisi di Franco Andaloro, biologo marino e referente scientifico Blue Growth per la Regione Siciliana, intervenuto in occasione dell’evento “S3 Sicilia – Storie di Innovazione“. Il quadro delineato intreccia impatto dei cambiamenti climatici sugli ecosistemi marini, pesca sostenibile e trasferimento tecnologico tra ricerca e impresa – tre fronti che, per Andaloro, non possono più essere affrontati separatamente.
“Il cambiamento climatico rappresenta la principale driving force ambientale che sta trasformando il mare in uno scenario assolutamente nuovo”, spiega, “che comunque deve essere affrontato attraverso meccanismi di mitigazione e adattamento”. Il fenomeno più evidente, dopo il riscaldamento delle acque, è la tropicalizzazione: la presenza sempre più numerosa di specie non indigene, che aumentano anche in termini di biomassa. Basti pensare che nei mari di Siria e Libano quasi il 60% del pescato è oggi composto da specie tropicali; nei nostri mari il fenomeno è meno acceso, ma già misurabile nell’impatto economico del granchio blu e nella presenza del pesce palla maculato (Lagocephalus sceleratus), specie letale intercettata prima che arrivi al consumo.
Meridionalizzazione, correnti stravolte e un asincronismo silenzioso
Al fenomeno della tropicalizzazione si affianca quello della meridionalizzazione, che vede le specie mediterranee termofile crescere in biomassa. Ma per Andaloro sono altri, meno visibili, i processi che destano più preoccupazione per economia, salute e benessere dei cittadini. Il cambiamento delle correnti marine, per esempio, sta sconvolgendo gli equilibri ecologici del Mediterraneo: ne è un segnale il crollo del pesce azzurro nello Stretto di Sicilia. A questo si aggiunge la crescita, per dimensione e quantità, delle alghe tossiche legate all’idrotermalismo.
C’è poi l’asincronismo, un fenomeno più conosciuto in agricoltura, ma che si manifesta con effetti analoghi anche in mare: uno scollamento tra la memoria storica della presenza di determinate specie animali e i tempi reali dei loro ciclici biologici. “Un nuovo scenario che va affrontato”, sottolinea Andaloro.
Mitigazione, adattamento e il ruolo delle startup
Di fronte a questi scenari, Andaloro distingue due livelli di intervento. La mitigazione passa, per esempio, dalla creazione di sistemi di early warning capaci di anticipare e prevenire i danni su economia e salute. L’adattamento richiede invece azioni più dirette: rendere commestibili le specie non indigene, modificare le attrezzature da pesca, sviluppare sistemi sanitari in grado di prevenire le patologie legate a questi fenomeni.
È un processo che coinvolge più livelli – sistema sanitario, sistema pubblico – e in cui le startup, per Andaloro, hanno un ruolo che va chiarito prima ancora di essere valorizzato. “È importante distinguere tra startup e impresa”, precisa: “per la startup c’è un ruolo preciso, non è un’impresa in formato minore, ma è chi ha il compito di sviluppare e portare avanti l’innovazione“.
Economia azzurra: la legge ReIMAR e la pesca come patrimonio
L’ultimo tema toccato da Andaloro riguarda il futuro economico della pesca siciliana, che secondo lui non può più essere affidato alla sola bilancia della vendita del pesce, ma deve diventare un sistema integrato. Su questo fronte, la Regione Siciliana ha una posizione di anticipo: nel 2019 ha introdotto una legge sul registro identitario della pesca – prima e ancora unica esperienza in tutto il Mediterraneo – che pone la salvaguardia del pescatore come obiettivo centrale.
Attorno a questa figura, la legge costruisce quella che chiama economia azzurra, salvaguardando attraverso il registro ReIMAR la cultura della pesca, i borghi marinari come patrimonio collettivo, l’etnogastronomia come strumento di valorizzazione e le specie dimenticate. Un lavoro che l’assessorato regionale all’Agricoltura, attraverso il Dipartimento Pesca, porta avanti da anni e che comincia a dare risultati: tra questi, l’obiettivo di far riconoscere dall’UNESCO come patrimonio dell’umanità la pesca al pesce spada con l’arpione nello Stretto di Messina.
“Patrimoni da salvaguardare, da non lasciare andare nell’oblio e fare diventare punti di forza”, conclude Andaloro. Anche su questo fronte culturale, turistico e gastronomico, per il biologo marino le startup restano tra i principali soggetti chiamati a giocare questo ruolo.
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