Remanufacturing, la seconda vita delle macchine può diventare un vantaggio competitivo
News - 22/10/2026
di Redazione
Una macchina industriale del 2001 riportata a nuova operatività nel 2021: 52 mila euro investiti contro un preventivo di 135 mila per acquistarne una nuova. Il caso di Meccatronic, impresa ragusana, mostra le opportunità economiche della rimanifattura. Ma per trasformare queste esperienze in un mercato servono competenze, fiducia e politiche industriali.
Una macchina per la lavorazione del legno costruita nel 2001 può avere ancora davanti a sé quindici o vent’anni di attività? Per Vincenzo Ottaviano, fondatore di Meccatronic Srl, azienda di Ragusa specializzata in automazione industriale e progettazione meccanica ed elettronica, la risposta è sì. E non si tratta soltanto di una previsione: l’impresa ha già realizzato un intervento che permette di comprendere il valore economico del remanufacturing. Nel 2021 Meccatronic è intervenuta su un centro di lavoro per il legno risalente a vent’anni prima. Invece di sostituirlo completamente, ha conservato la struttura meccanica ancora utilizzabile, intervenendo sui sistemi elettronici e di controllo. Il risultato raccontato dall’imprenditore durante EuAReman 2026, la conferenza internazionale che si è svolta a Palermo dal 7 al 9 ottobre, offre un esempio concreto di come l’economia circolare possa entrare nei conti di un’azienda.
Il caso Meccatronic: 83 mila euro di differenza
I valori riferiti dall’imprenditore per il singolo intervento
| Voce | Importo |
|---|---|
| Preventivo per macchina nuova | 135.000 € |
| Costo dell’intervento di retrofit | 52.000 € |
| Differenza di spesa iniziale | 83.000 € |
| Riduzione rispetto al preventivo per il nuovo | 61,5% |
Nell’intervista, Ottaviano spiega che l’intervento ha conservato la struttura in ghisa, le guide, il mandrino e altri elementi meccanici, sostituendo invece l’elettronica, i sistemi di controllo numerico e i controllori logici programmabili, comunemente indicati con la sigla PLC. In sostanza, anziché acquistare una nuova macchina, il cliente ha aggiornato le parti diventate tecnologicamente obsolete, mantenendo quelle ancora idonee all’utilizzo. Il dato più immediato è il risparmio iniziale: 83 mila euro rispetto al preventivo disponibile per l’acquisto di un nuovo macchinario. Secondo Ottaviano, l’intervento potrebbe assicurare alla macchina ulteriori 15-20 anni di vita operativa. È una valutazione prospettica dell’imprenditore, non un risultato già misurato. Il caso mostra inoltre una possibile riduzione dei materiali da sostituire e smaltire, poiché gran parte della struttura originaria è rimasta in esercizio. Occorre però distinguere il risparmio economico dichiarato da una valutazione ambientale completa, che richiederebbe dati sui consumi energetici, sui componenti sostituiti e sull’intero ciclo di vita della macchina.
Non basta riparare: occorre recuperare valore industriale
Il termine remanufacturing viene spesso associato alla riparazione, ma i concetti non coincidono. Riparare significa generalmente correggere un guasto. Rigenerare industrialmente può richiedere un processo più articolato: valutare le condizioni del prodotto, recuperare i componenti utilizzabili, sostituire quelli non più adeguati, verificare le prestazioni e rendere nuovamente affidabile il bene. Nel caso descritto da Meccatronic si parla, più precisamente, di un intervento di retrofit, cioè di un aggiornamento tecnologico di una macchina esistente. È una delle pratiche che possono contribuire a prolungare la vita degli impianti ed evitare sostituzioni non necessarie. La distinzione è importante: non tutti gli interventi di retrofit costituiscono automaticamente un processo completo di remanufacturing. La prospettiva economica, tuttavia, è comune. Un’impresa può valutare se sia più conveniente acquistare un macchinario nuovo oppure recuperare e aggiornare quello di cui dispone. La scelta dipende dalle condizioni dell’impianto, dai costi dell’intervento, dalle prestazioni richieste, dalla sicurezza, dai consumi e dall’assistenza futura. Non tutte le macchine possono essere rigenerate in modo economicamente vantaggioso. Ma l’esempio ragusano mostra che, in alcuni casi, la sostituzione completa non è l’unica strada.
Marcello Fera: il problema è anche politico
Per capire perché il remanufacturing non sia ancora una pratica industriale più diffusa, occorre andare oltre la convenienza del singolo intervento. Marcello Fera, docente dell’Università della Campania Luigi Vanvitelli e tra i promotori della Società Italiana Remanufacturing, richiama la necessità di una volontà politica chiara. Nell’intervista raccolta a Palermo, Fera osserva che la rimanifattura mette in discussione alcuni equilibri consolidati dell’economia lineare, costruita intorno alla sequenza produzione, consumo e sostituzione. Un modello più circolare richiede invece di sviluppare nuovi processi e nuove attività economiche intorno al recupero dei beni. Non è un passaggio scontato. Cambiare il modello produttivo significa intervenire sulle modalità di progettazione, sulle reti di fornitura, sull’organizzazione della manutenzione e sulle condizioni nelle quali i prodotti vengono reimmessi sul mercato. Fera sottolinea inoltre la natura trasversale della rimanifattura, che non coinvolge soltanto l’ingegneria ma anche le dimensioni sociali, economiche e istituzionali. Tra i campi discussi a EuAReman figura quello delle apparecchiature biomedicali e dei sistemi sanitari, un ambito nel quale la rigenerazione può offrire opportunità, purché siano rispettati tutti i requisiti di sicurezza, qualità e conformità necessari.
La ricerca e il ruolo delle reti europee
Un altro elemento emerso dalla conferenza riguarda il collegamento tra laboratori e imprese. Monica Favaro, dirigente di ricerca del CNR-ICMATE, ha partecipato ai lavori con l’interesse di valutare in che modo l’Enterprise Europe Network (EEN) possa sostenere le aziende nello sviluppo di nuove collaborazioni, anche con partner africani. Il nodo è aiutare le imprese a trasformare pratiche e tecnologie in modelli di business sostenibili. Per una piccola o media impresa, infatti, il passaggio al remanufacturing può incontrare ostacoli concreti: individuare partner affidabili, accedere a competenze specialistiche, valutare investimenti, trovare clienti e costruire condizioni commerciali adeguate. Il contributo delle reti di ricerca e di supporto all’innovazione può risultare utile proprio per ridurre la distanza tra la disponibilità di una tecnologia e la sua adozione da parte del mercato. A EuAReman si è discusso anche di robotica, intelligenza artificiale, ispezioni non distruttive e passaporti digitali di prodotto. Sono strumenti che, in applicazioni differenti, possono aiutare a conoscere le condizioni di un bene, verificarne la qualità e gestirne il recupero.
La sfida per le PMI siciliane
Per il tessuto produttivo siciliano la rimanifattura apre una domanda particolarmente interessante. Quante imprese utilizzano macchinari ancora solidi dal punto di vista meccanico, ma superati nei sistemi di controllo, nell’elettronica o nelle funzionalità digitali? E quante valutano l’acquisto di nuovi impianti senza aver prima verificato la fattibilità di un aggiornamento tecnologico? Il caso Meccatronic suggerisce l’esistenza di opportunità in questo campo, soprattutto per aziende che possiedono competenze di automazione, meccanica, elettronica e integrazione dei sistemi. Non dimostra, da solo, che la rigenerazione sia sempre più conveniente dell’acquisto del nuovo. Dimostra però che considerare il valore residuo dei beni industriali può cambiare le decisioni di investimento. Ed è qui che il remanufacturing smette di essere soltanto un argomento ambientale e diventa una questione di competitività. La conferenza di Palermo ha messo in relazione la ricerca scientifica con questi problemi industriali. Il passaggio successivo sarà capire se imprese, centri di ricerca e istituzioni sapranno sviluppare strumenti e collaborazioni capaci di rendere più frequenti esperienze come quella raccontata da Ottaviano. Per molte PMI la prima domanda potrebbe essere più semplice di quanto sembri: prima di sostituire una macchina, abbiamo valutato quanto valore possiamo ancora recuperare da quella che possediamo?