Ecosistema startup in Sicilia: come il mare può attrarre nuovi investimenti

Turismo, traffico merci e passeggeri: è attorno a queste attività che ruota buona parte dell’economia del mare in Sicilia. Meno sviluppate, invece, sono invece le filiere a più alta intensità tecnologica, come la cantieristica o le tecnologie applicate all’energia e all’ambiente. Per Danilo Mazzara, strategy adviser, startup mentor con oltre 25 anni di esperienza e CEO e founder di SkillforEquity, è proprio qui che si gioca la partita: “La Sicilia ha già l’economia nel mare”. La sfida è portarci dentro innovazione, tecnologia e soprattutto “una prospettiva di crescita e filiera industriale”.

Mazzara ne ha parlato a “S3 Sicilia – Storie di Innovazione“, l’appuntamento di Connessioni Digitali dedicato alla blue economy. A Favignana ha portato una visione sistemica sull’ecosistema startup siciliano e sulle condizioni per attrarre venture capital nel Mezzogiorno.

Un’economia del mare a due velocità

Il quadro che descrive Mazzara è quello di un settore forte nei comparti tradizionali e debole in quelli più tecnologici. Oggi, spiega, l’economia del mare è “molto concentrata sulla componente del turismo e del traffico merci o passeggeri”. Nella cantieristica e nelle tecnologie per energia e ambiente, invece, “siamo ancora sottopenetrati”.

Il segnale arriva anche dal Premio Innovazione Sicilia. A ogni call, osserva, si fa molta fatica a intercettare nuovi progetti di innovazione e tecnologia legati al mare e a generare un flusso costante di iniziative in questo ambito. Le ragioni, secondo Mazzara, sono tre.

Il nodo del deeptech e un mercato frammentato

La prima è il deeptech. Le filiere industriali e di trasformazione legate al mare richiedono tecnologie complesse, che nascono dalla ricerca. Bisogna avere la capacità di prendere la scienza e portarla al mercato e, per questo, università e centri di ricerca hanno un ruolo decisivo: devono rendere disponibile il proprio “catalogo” di ricerca e innovazione, perché qualcuno possa tradurlo in un progetto imprenditoriale. È lo stesso tema del trasferimento tecnologico tra ricerca e impresa emerso nel corso dell’evento.

La seconda ragione è la frammentazione del mercato. L’economia del mare è fatta di tanti piccoli attori, dal turismo alla pesca fino alla nautica. Chi fa impresa in questi settori fatica a scalare, perché il mercato di sbocco è molto frammentato.

Cultura e living lab: sperimentare sul territorio

La terza ragione è culturale. Secondo Mazzara è necessario comprendere che anche nel mare si possono portare innovazione e nuove tecnologie. In alcuni casi può essere più semplice partire da progetti legati a un territorio preciso.

L’esempio è proprio l’isola che ha ospitato l’incontro: “Favignana potrebbe essere un living lab a cielo aperto in cui sperimentare tecnologie legate all’economia del mare”. Un laboratorio capace di coinvolgere tutte le filiere che la rappresentano, dal turismo alla pesca.

Cosa cercano gli investitori

Sul fronte dei capitali, Mazzara individua tre elementi. Il primo è un’idea che insista su un mercato di grandi dimensioni, percepito come enorme. Il secondo è un team fortemente motivato, capace di superare le prime difficoltà e di unire competenze tecniche, di business e manageriali per portare il progetto sul mercato. Il terzo è la tecnologia, che per lui deve far parte di qualsiasi nuovo progetto imprenditoriale.

Un discorso che riguarda in particolare l’intelligenza artificiale. “Non si può pensare oggi di fare un progetto imprenditoriale senza componenti tecnologiche come l’intelligenza artificiale, quantomeno per far funzionare i propri processi”, afferma. E non vale solo per le startup: “se si vuole crescere e scalare, l’AI è una tecnologia fondamentale per supportare il modello di business e il modello operativo”.

È un’indicazione che riguarda da vicino le imprese del mare. In un settore fatto di attori piccoli e frammentati, la tecnologia può diventare la leva per crescere oltre la scala locale e per rendere quei progetti interessanti anche agli occhi di chi investe.

Progetto cofinanziato dalla Regione Siciliana, Assessorato per le Attività Produttive, iniziativa “Sicilia che piace” – Capitolo di Bilancio 342525.

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