Innovazione, la Sicilia arranca su ricerca e brevetti ma cresce il digitale: i dati Istat

Nel rapporto Bes 2026 emerge una Sicilia a due velocità: il 59,5% delle imprese innova e il 16,8% vende online, sopra la media italiana. Ma la spesa in ricerca si ferma allo 0,93% del Pil, i brevetti restano pochi e continua la fuga dei giovani laureati. La Sicilia prova a recuperare terreno nell’innovazione, ma il divario con le regioni più avanzate del Paese rimane significativo. La quota di imprese che investono in nuovi prodotti e processi raggiunge il 59,5%, mentre quelle che vendono online ai consumatori finali arrivano al 16,8%, superando la media nazionale del 15,3%. A frenare la crescita dell’Isola sono però gli investimenti in ricerca e sviluppo, la scarsa capacità di brevettazione e la perdita di capitale umano qualificato. È il quadro che emerge dal capitolo dedicato a Innovazione, ricerca e creatività del Rapporto sul Benessere equo e sostenibile (Bes) 2026 dell’Istat, che analizza la capacità dei territori di produrre conoscenza, trasformarla in innovazione e utilizzare le tecnologie digitali.

Ricerca e sviluppo, la Sicilia sotto l’1% del Pil

Uno dei principali punti deboli riguarda gli investimenti in ricerca e sviluppo. Nel 2024 la Sicilia ha destinato a queste attività lo 0,93% del proprio Pil, contro una media italiana dell’1,40% e una media europea del 2,26%. Il confronto con le regioni più avanzate evidenzia la distanza: l’Emilia-Romagna raggiunge il 2,32%, il Piemonte il 2,20% e il Lazio l’1,86%. Nel Mezzogiorno, la Campania si attesta all’1,29%, mentre la Puglia registra lo 0,90%. Il dato siciliano è dunque leggermente superiore alla media delle Isole, pari allo 0,91%, ma resta lontano dai livelli delle regioni che concentrano maggiormente gli investimenti in innovazione tecnologica. A livello nazionale la spesa complessiva in ricerca e sviluppo ha raggiunto nel 2024 i 31 miliardi di euro, con un incremento del 5,6% rispetto all’anno precedente. La crescita maggiore si è registrata nel Sud, con un aumento dell’8,9%, mentre nelle Isole l’incremento si è fermato allo 0,4%. Il rapporto sottolinea inoltre una differenza strutturale: nelle regioni settentrionali sono soprattutto le imprese a sostenere gli investimenti in ricerca, mentre nel Mezzogiorno il ruolo principale è svolto dalle università e dalle istituzioni pubbliche.

Brevetti, appena 17,6 domande per milione di abitanti

Ancora più evidente è il divario nella capacità di trasformare la ricerca in risultati brevettabili. Secondo gli ultimi dati consolidati, relativi al 2022, in Sicilia si registrano 17,6 domande di brevetto per milione di abitanti, contro una media nazionale di 91,5. Il valore italiano è quindi oltre cinque volte quello siciliano. L’Emilia-Romagna arriva a 222,4 domande, la Lombardia a 159,8 e il Veneto a 152,4. Anche il confronto con altre regioni meridionali mostra margini di recupero: la Puglia registra 22,6 domande e la Campania 22,3.

La Sicilia supera invece la Sardegna, ferma a 10,5 brevetti per milione di abitanti, e la Calabria, con 6,5. Il dato conferma una delle criticità del sistema regionale: la difficoltà di tradurre la produzione di conoscenza in brevetti, tecnologie e applicazioni industriali. Un elemento che richiama l’importanza del trasferimento tecnologico e della collaborazione tra università, centri di ricerca e imprese.

Quasi sei imprese siciliane su dieci fanno innovazione

Un segnale più incoraggiante arriva dal sistema produttivo. Nel triennio 2022-2024, il 59,5% delle imprese siciliane con almeno dieci addetti ha realizzato attività innovative di prodotto o di processo. La percentuale è inferiore alla media nazionale, pari al 62,9%, ma superiore a quella complessiva del Mezzogiorno, che si ferma al 57,4%. La Sicilia si colloca inoltre davanti alla Campania, al 57,3%, alla Puglia, al 56,4%, e alla Sardegna, al 53,8%. Restano invece più avanti Calabria e Abruzzo, rispettivamente al 60,2% e al 60%. Il rapporto evidenzia come l’innovazione sia più diffusa nelle imprese di maggiori dimensioni. Su scala nazionale interessa l’84% delle grandi aziende, il 73,7% delle medie e il 61% delle piccole. La dimensione delle imprese, insieme alla capacità di investire e di inserirsi in filiere produttive strutturate, continua quindi a rappresentare un fattore decisivo per la competitività dei territori.

E-commerce, la Sicilia supera la media nazionale

Tra gli indicatori più positivi per l’Isola figura il commercio elettronico. Nel 2025 il 16,8% delle imprese siciliane con almeno dieci addetti ha effettuato vendite online ai consumatori finali, rispetto al 15,3% della media italiana. La Sicilia supera Lombardia, ferma al 14,4%, Veneto, al 13,1%, e Piemonte, all’11,1%. Il dato è in linea con quello della Toscana e superiore a quello della Sardegna, pari al 14,5%. Si tratta di un segnale della crescente diffusione degli strumenti digitali nelle attività economiche regionali. A livello nazionale, l’e-commerce è particolarmente utilizzato dalle imprese dell’alloggio e della ristorazione, dove interessa il 41,5% delle aziende, e dal commercio, con il 24,1%. Il Mezzogiorno registra inoltre un’incidenza delle vendite via web sul fatturato delle imprese che utilizzano questo canale pari al 17,8%, superiore al 13,7% del Centro-Nord. Resta tuttavia una distinzione importante: una maggiore diffusione delle vendite online non implica necessariamente volumi di fatturato più elevati. Lombardia e Lazio continuano infatti a concentrare oltre la metà del valore nazionale delle vendite via web ai consumatori finali.

Capitale umano, la Sicilia perde quasi 30 giovani laureati ogni mille

Un’altra criticità riguarda la capacità di trattenere i giovani qualificati. Nel 2024 il saldo migratorio dei laureati italiani tra i 25 e i 39 anni in Sicilia è stato pari a -29,2 per mille, considerando sia i trasferimenti verso altre regioni sia quelli verso l’estero. Si tratta di una perdita consistente, superiore al saldo negativo complessivo delle Isole, pari a -27 per mille, ma leggermente inferiore a quello del Mezzogiorno, pari a -28,8 per mille.

Il fenomeno coinvolge soprattutto le regioni meridionali. Complessivamente, nel 2024 il Mezzogiorno ha perso oltre 26 mila giovani laureati: circa 18.800 per trasferimenti verso il Centro-Nord e oltre 7.300 per trasferimenti all’estero. Per la Sicilia, il dato assume un significato particolarmente rilevante nel contesto dell’innovazione: la partenza di giovani con un elevato livello di istruzione riduce il potenziale di competenze che potrebbe essere impiegato nelle aziende, nella ricerca e nelle nuove iniziative imprenditoriali. L’Istat segnala comunque che l’aumento degli espatri registrato nel 2024 può essere stato influenzato anche dalle modifiche normative relative all’iscrizione all’AIRE, che potrebbero aver favorito la regolarizzazione di trasferimenti avvenuti in anni precedenti.

Lavoratori della conoscenza e creatività, ancora margini di crescita

Nel 2025 i lavoratori della conoscenza, ossia gli occupati con istruzione universitaria impiegati in professioni scientifiche e tecnologiche, rappresentano il 18% degli occupati siciliani. Il dato è inferiore alla media italiana del 19,2%, ma coincide con quello complessivo delle Isole. La distanza rispetto al Lazio, che raggiunge il 24,3%, evidenzia il differente peso delle professioni qualificate nei mercati del lavoro regionali. Più contenuta è anche l’occupazione culturale e creativa. In Sicilia rappresenta il 2,7% del totale degli occupati, contro il 3,5% nazionale. Nonostante il patrimonio culturale e le potenzialità delle industrie creative, la quota di occupazione regionale riconducibile a questi settori resta dunque relativamente ridotta.

Internet e servizi pubblici digitali, il divario resta

Il rapporto fotografa anche la diffusione delle tecnologie digitali tra cittadini e pubbliche amministrazioni. In Sicilia il 76,5% della popolazione con almeno 11 anni utilizza Internet regolarmente, contro una media italiana dell’81,8%. Il dato è inferiore anche alla media del Mezzogiorno, pari al 77,2%, e mostra come il divario digitale territoriale non sia ancora superato. Sul fronte della pubblica amministrazione, secondo gli ultimi dati disponibili relativi al 2022, soltanto il 37,5% dei comuni siciliani offre almeno un servizio rivolto alle famiglie interamente online, contro il 53,6% nazionale. La distanza supera quindi i 16 punti percentuali e riguarda la possibilità per i cittadini di completare digitalmente un procedimento amministrativo, senza dover ricorrere a passaggi allo sportello.

La sfida della Sicilia: trasformare l’innovazione in sviluppo

I dati Istat restituiscono l’immagine di una regione nella quale la propensione delle imprese a innovare e la diffusione del commercio elettronico mostrano segnali incoraggianti, mentre persistono ritardi importanti negli investimenti in ricerca, nella produzione di brevetti e nella capacità di trattenere competenze qualificate.

La questione centrale non riguarda soltanto l’accesso alle nuove tecnologie, ma la capacità di costruire un sistema produttivo nel quale ricerca scientifica, imprese e capitale umano possano rafforzarsi reciprocamente.

L’aumento delle imprese innovative rappresenta una base sulla quale intervenire. Il passaggio successivo sarà rafforzare gli investimenti privati, sostenere il trasferimento tecnologico e creare opportunità professionali capaci di trattenere nell’Isola i giovani laureati.

È su questi fattori che si giocherà una parte importante della competitività futura dell’economia siciliana.

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