Progetti

Edu-social Algorithm, l’educazione diventa virale con i social network

Nel panorama dell'istruzione e dell'innovazione educativa, alcuni progetti sfidano i confini tradizionali della didattica, aprendo nuove strade per l'apprendimento. In particolare, il progetto Edu-social Algorithm, presentato nell’ambito del Premio Innovazione Sicilia, ha avviato una sperimentazione pedagogica nelle scuole secondarie di primo e secondo grado con studenti della Generazione Alpha (nati dopo il 2010) e Z (nati dal 1995 al 2010) e prevede una formazione specifica per i docenti Il progetto, realizzato nell'ambito dell'Università degli Studi di Palermo, consiste nell’utilizzare smartphone e social media per scopi didattici ed educativi secondo un modello metodologico concordato insieme agli alunni e agli insegnanti delle classi sperimentali coinvolte e seguendo specifici criteri di valutazione, processi, tempi e luoghi. Un modo alternativo e consapevole per abitare gli spazi digitali e creare una comunità di pratiche virtuale con giovani e adulti che condividono, caricano e creano post media educativi funzionali all'apprendimento. Ce ne ha parlato il suo ideatore Alessio Castiglione, dottorando di ricerca al Dipartimento di Scienze Psicologiche e Pedagogiche dell'Esercizio Fisico e della Formazione dell'Università degli Studi di Palermo, nato e cresciuto a Brancaccio che ha lanciato il suo originale algoritmo educativo. L'obiettivo principale del suo “Edu-social Algorithm” è quello di utilizzare i social network, in particolare Instagram, come strumento didattico all'interno delle scuole. Questa iniziativa, alquanto insolita nel contesto dell'educazione formale, ha già mostrato risultati promettenti nelle prime quattro scuole coinvolte, sia a Palermo che presso l'Università di Braganza, in Portogallo. L'elemento distintivo di questo algoritmo risiede nell'approccio innovativo e nell'utilizzo creativo dei social network per scopi educativi. “Abbiamo riscontrato dei risultati sia nei docenti che sono stati coinvolti come formatori Edu social, sia negli studenti che hanno partecipato come utenti alla sperimentazione” – ha sottolineato Castiglione. Questa iniziativa non solo ridefinisce il concetto stesso di insegnamento e apprendimento, ma dimostra anche che le innovazioni possono emergere anche dai contesti educativi più tradizionali. In particolare, il progetto si concentra su Instagram, il luogo in cui è possibile imparare in modo alternativo rispetto al sistema tradizionale. Gli studenti possono caricare i loro elaborati e i docenti caricare materiali di approfondimento. Durante l'intervista, Castiglione ha poi ribadito come il suo progetto soddisfi appieno i criteri di originalità, impatto sulla società, sostenibilità e realizzabilità. Tuttavia, evidenzia come l'originalità sia il criterio preponderante poiché il progetto si distingue per la sua novità e assenza di precedenti simili a livello nazionale e internazionale. Questo aspetto rivela l'importanza di stimolare e riconoscere l'innovazione all'interno del contesto educativo siciliano. Edu-Social Algorithm non si limita a risolvere problemi immediati legati alla dispersione scolastica o alla povertà educativa, ma mira a promuovere un cambiamento culturale all'interno del sistema educativo. La sua adozione potrebbe trasformare radicalmente il modo in cui insegnanti e studenti interagiscono e apprendono, aprendo nuove opportunità per l'educazione del futuro. Progetto: Edu-social Algorithm Ambito: Smart Cities&Communities

Sprintaly, l’hackathon per accelerare progetti digitali a forte impatto sociale

Negli ultimi anni, il mondo dell'innovazione sociale ha conosciuto una crescita significativa, con progetti che mirano a risolvere sfide cruciali della società attraverso approcci creativi e tecnologici. Un esempio ispiratore di questa tendenza è rappresentato dal progetto Sprintaly, candidato al Premio Innovazione Sicilia, nell'ambito Smart Cities&Communities che si propone di affrontare le questioni sociali attraverso hackathon e maratone digitali di tre giorni, basati sulla metodologia del design sprint, customer discovery, lean methodology e pretotyping. Sprintaly organizza hackathon che coinvolgono partecipanti provenienti da diverse parti d'Italia. Le maratone digitali non sono solo un'occasione per mettere alla prova le competenze tecniche, ma sono orientate a risolvere sfide rilevanti per il Paese. La scelta delle sfide avviene in modo collaborativo, coinvolgendo una vasta audience attraverso sondaggi. Ne abbiamo parlato con il suo ideatore Iacopo Livia che ha condiviso i dettagli fondamentali dell'iniziativa: “Quello che facciamo fondamentalmente con Sprintaly sono hackathon, cioè delle maratone digitali che durano tre giorni. Ne abbiamo fatte due, una organizzata da noi stessi e una in completa autonomia. Abbiamo fatto questa scelta in modo collaborativo, facendo girare un sondaggio a 400 persone. La sfida è stata la dispersione scolastica perché scegliamo una sfida che sia importante, urgente per il Paese. C'erano 30 ragazzi, abbiamo sviluppato cinque soluzioni innovative. In quel caso eravamo immersi nella natura in una cascina per cercare di stimolare la creatività e stare in un posto che esprimesse anche la bellezza italiana”. Il progetto non si limita a organizzare hackathon autonomamente, ma cerca anche collaborazioni con partner chiave come acceleratori di startup e coworking. Questo amplia la portata dell'iniziativa, coinvolgendo una varietà di attori, dalla comunità locale ai professionisti del settore. L’ideatore di Sprintaly ha poi condiviso la sua esperienza personale. Originario di Modica, il giovane ha lavorato per un po’ di tempo nel campo del marketing per poi appassionarsi, dopo vent’anni a Torino, al mondo delle startup, imparando le dinamiche della validazione di nuove idee di business e la crescita imprenditoriale. L'obiettivo attuale secondo Livia è quello di portare avanti il progetto Sprintaly in tutto il territorio italiano. “Adesso l'obiettivo appunto è portare avanti Sprintaly il più possibile in modo capillare in Italia, perché l'idea è attivare in tanti punti d'Italia questa innovazione dal basso per poi magari fare dei prodotti che siano replicabili anche su tutto il territorio nazionale, perché alla fine le esigenze del cittadino anche tra nord e sud sono molto simili e possono avere a che fare con la troppa burocrazia o col mondo dell'istruzione o con la mobilità o con gli aspetti finanziari oppure l'attivazione anche di bandi”. Iacopo Livia ha, infine, sottolineato quanto sia importante per lui l'impatto sulla società del suo progetto. La missione di Sprintaly è quella di attivare un senso di comunità, affrontando le sfide comuni che spesso generano insoddisfazione nella relazione tra cittadini e pubblica amministrazione. “Ci siamo resi conto che vogliamo fare progetti che possano realmente aiutare le persone e non solo nel risparmiare tempo, ma anche nell'avere un coinvolgimento nella società, nella comunità, più forte. Il nostro obiettivo è attivare questo senso di comunità. I report dicono che otto volte su dieci quando ci interfacciamo con la pubblica amministrazione siamo insoddisfatti della qualità dell'interazione e quindi Sprintaly prova a cambiare quell'aspetto lì per fare in modo che ci sia un altro punto di vista, che ci sia un senso del cambiamo le cose insieme”. Il progetto Sprintaly è un esempio virtuoso di innovazione sociale, che promuove la collaborazione, l'originalità e la sostenibilità per affrontare le sfide della società italiana. La visione di Sprintaly è quella di scalare l'impatto sociale, dimostrando che l'innovazione può andare di pari passo con il miglioramento della vita di tutti i cittadini, indipendentemente dalla regione di provenienza. “Ci sono cose in cui siamo migliori rispetto agli altri, delle eccellenze e altre in cui siamo all’ultimo posto. In Italia abbiamo alcune delle menti più brillanti e la cultura forse più forte in assoluto storicamente dal punto di vista degli inventori e imprenditoriale. Oggi è come se volessimo applicare l'approccio imprenditoriale del far funzionare le cose, del farle andare veloci per essere efficaci, nell'impatto sociale, perché il nostro motto è scalare l'impatto. Tutti parlano di scalare le aziende e non si deve scalare l'impatto? Il mondo il non profit forse a volte un po’ si ferma all’aspetto associativo. La nostra idea è quella di cercare di fare impresa o comunque progetti che scalino invece proprio l'impatto sociale”. Progetto: Sprintaly Ambito S3: Smart Cities & Communities Foto da Facebook

Simon, l’innovativa piattaforma per una gestione intelligente degli impianti fotovoltaici

Giuseppe Ragonese, fondatore di Safety Environmental Engineering, uno spin off accademico dell'Università degli Studi di Palermo, ha sviluppato “Simon”, un’innovativa piattaforma per la gestione e il monitoraggio degli impianti fotovoltaici, che mira a trovare una soluzione al problema della manutenzione inefficace e costosa dei pannelli solari, che spesso porta alla perdita di efficienza e di energia prodotta. Come ha raccontato ai nostri microfoni Ragonese, candidato al Premio Innovazione Sicilia nell’ambito della strategia S3 “Ambiente, risorse naturali e sviluppo sostenibile”, questa iniziativa è nata nel 2017 e si è poi evoluta in una soluzione che sta ottenendo diversi riconoscimenti a livello nazionale e internazionale, contribuendo in modo significativo alla sostenibilità ambientale ed energetica. “L’azienda si occupa di sviluppare sistemi intelligenti per la gestione e il monitoraggio di sistemi ambientali ed energetici e l'ultima idea è quella che ci ha consentito di ottenere parecchi riconoscimenti sia a livello nazionale sia a livello internazionale. Nel 2019, in seguito a un evento vinto dal Global Start Program, ci siamo trasferiti in Inghilterra per un periodo di tempo e abbiamo fondato una società consociata, la Safety Improvement Sing Ltd”, ha sottolineato Ragonese nel corso dell’intervista. “Il problema principale è stato quello di osservare la fenomenologia del rendimento – ha commentato Ragonese – Impianti fotovoltaici, soprattutto legati alla sicurezza, cioè i pannelli fotovoltaici, rendono bene fino a quando sono mantenuti in perfetta efficienza. Ciò significa puliti e senza guasti". Il cuore pulsante di "Simon" risiede nella capacità di monitorare da remoto i sistemi fotovoltaici, identificando guasti e anomalie in tempo reale e consentendo quindi di "pianificare una serie di interventi di manutenzione e riducendo il problema". Ciò è reso possibile attraverso un sistema basato su due brevetti, di cui uno esteso a livello internazionale. Questa tecnologia pionieristica elimina la necessità di dispositivi aggiuntivi sull'impianto, rendendola economicamente vantaggiosa e leggera sul sistema elettrico. “Il vantaggio di questa tecnologia è legato al fatto che, rispetto ai sistemi esistenti, non consente l'utilizzo di nessun device installato sul sull'impianto. Quindi è da un punto di vista della praticità estremamente economico, oltre a non appesantire ulteriormente l'impianto di sistemi elettrici installati su di esso” – ha dichiarato Ragonese. Ma le innovazioni non si fermano qui. Il sistema "Simon" si integra con un algoritmo alimentato dal machine learning, attivando un sistema domotico dedicato alla pulizia dei pannelli fotovoltaici. Un aspetto spesso trascurato, la pulizia dei pannelli, rivela un impatto significativo sul rendimento energetico. “I primi risultati confermano che la mancata manutenzione e pulizia dei sistemi fotovoltaici comporta un abbattimento, un decadimento del rendimento energetico con punte anche del 30% in impianti fotovoltaici”. Il progetto dimostra che una manutenzione intelligente non solo incrementa l'efficienza e la durabilità dell’impianto, ma assicura anche una maggiore sicurezza del sistema. Il progetto "Simon" ha già ottenuto riconoscimenti nel 2019 con la fondazione della Safety Improvement Sing Ltd, una società consociata con base in Inghilterra. Partecipando al Global Start Program, il team si è trasferito temporaneamente in Inghilterra, ampliando il raggio di azione del progetto. Di recente il progetto Simon è stato scelto per il progetto "Sustainability Bridge" nell'ambito della sostenibilità energetica, supportato e finanziato dalla BARCLAYS BANK nell'ambito delle Eagle Labs, e dal governo UK. Assegnati nel corso del Festival Nazionale dell'Innovazione di Pescara di novembre anche i 3 premi “Spirale dell’Innovazione”. Lo sponsor Metamer ha scelto Safety Environmental Engineering srl, di Palermo, per avere sviluppato una tecnologia per migliorare l’uso dell’energia sostenibile. Il successo è stato confermato con l'installazione e il monitoraggio dell'impianto presso l'Aeroporto di Roma Fiumicino, dove in cinque mesi è stato possibile con una corretta e intelligente gestione dell’attività di monitoraggio recuperare l’energia di un impianto che rendeva il 30% in meno. La sperimentazione si sta ora estendendo a impianti in Inghilterra e un progetto pilota a New York City, prospettando ulteriori opportunità. Secondo Ragonese la sostenibilità di "Simon" va oltre il mero aspetto tecnologico. Con due brevetti distintivi, il progetto si posiziona come unico nel suo genere. La sua applicabilità su impianti domestici e grandi parchi fotovoltaici facilita l'adozione diffusa di fonti rinnovabili. Altrettanto rilevante è l'impatto sociale. L'installazione di "Simon" favorisce, infatti, la creazione di nuove opportunità di lavoro, dalla fase di implementazione tecnologica alla verifica sul campo degli impianti. Il coinvolgimento della forza lavoro contribuisce a creare una rete di occupazione e guadagno, sostenendo la crescita economica delle comunità coinvolte. Infine, il recupero di energia attraverso l'efficiente gestione dei sistemi fotovoltaici non solo promuove la sostenibilità ambientale, ma contribuisce anche a risolvere il problema ambientale legato alla produzione energetica. Progetto: Simon S3: Ambiente, risorse naturali e sviluppo sostenibile

Il futuro dei social media: evoluzione o involuzione?

Quanto è forte il potere dei social media? Come stanno cambiando la società? Stanno realmente apportando dei benefici o rischiano di modificare il nostro comportamento sociale? Ne abbiamo parlato insieme a Ugo Piazza, noto professionista palermitano, esperto in giornalismo e comunicazione e membro del Corecom, intervistato nell'ambito del Premio Innovazione Sicilia. “Otto anni fa ci siamo resi conto che il mercato stava cambiando, stavano cambiando i meccanismi di comunicazione, gli strumenti con cui la gente comunicava. E il boom è arrivato negli anni successivi durante il drammatico periodo della pandemia, dove si è registrato in appena tre mesi un aumento, che noi avevamo stimato in circa cinque anni, del 36% in più di aperture di profili social”. Questa accelerazione ha portato Piazza a dedicarsi prevalentemente ai social e a effettuare uno studio sull’interpretazione neuro-fisiologica dell’utilizzo dei social media, creando un vero e proprio algoritmo di condivisione, che tra pagine, profili e gruppi tematici riesce ad oggi a raggiungere migliaia di utenti in tutto il mondo. “Abbiamo investito quasi quattro anni del nostro tempo, quasi cinque per la verità, e abbiamo inventato un algoritmo di condivisione. Che cos'è un algoritmo sui social? Quando tu, per esempio, o chi ci ascolta ha una pagina con 10.000 follower o un profilo con 5000 amici e pubblica un post pensa che nel momento in cui lo pubblica questo venga visto, o quantomeno spunti la notifica a tutti, e invece non è così, perché tutto viene deciso da un mega calcolatore che si chiama Live Machine, che ha sede a Palo Alto, che è di proprietà di Meta. Il tuo messaggio che pensi arrivi a tutti i tuoi amici in realtà arriva a Facebook stesso che lo manda solo a chi ha dimostrato un interesse correlato a quel tipo di post, quindi, è possibile che tu pubblichi un post a 5 mila amici e che arrivi solo a 100. Noi abbiamo ricalcolato, abbiamo in qualche modo creato un “Facebook dentro Facebook” e questa è la nostra vera innovazione. Grazie a questo nostro algoritmo di condivisione per interesse abbiamo allargato l’interesse. Se noi pubblichiamo qualcosa, per esempio di promozione territoriale riusciamo a raggiungere anche chi ha parlato di turismo, chi ha parlato di enogastronomia, chi ha parlato di mare, chi ha parlato di montagna, chi ha parlato di agriturismo. Perciò abbiamo ottenuto un ampliamento” – ha spiegato Ugo Piazza. Parlando del suo progetto Piazza ha parlato con orgoglio dei risultati positivi ottenuti: “Le cronache dei giornali ci hanno fatto molto piacere. Proprio questo ultimo anno ci hanno premiato perché abbiamo fatto una campagna sul comprensorio delle Madonie e 21 post hanno raggiunto oltre 600 mila persone. Ci tengo a precisare una cosa. Il nostro algoritmo non lavora mettendo in evidenza, cioè pagando Facebook. È tutto in organico. Questa è la vera nostra innovazione. Noi siamo gli unici in Sicilia a riuscire a fare questo. Siamo riusciti a farlo attraverso questa piattaforma, che è fatta da pagine, profili, gruppi tematici e da un'innumerevole quantità di funzionalità che Facebook offre. L’algoritimo da noi creato permette, condividendo sulla nostra pagina base "Social Report Newspaper", di generare condivisioni in automatico per interesse specifico degli utenti su tutta la piattaforma. Noi abbiamo inventato una nuova forma di linguaggio e soprattutto un nuovo algoritmo di condivisione che quest'anno è stato premiato. Giornali importanti come Milano Finanza Cubs, infatti, hanno riconosciuto che le nostre campagne diventano virali. Il nostro massimo è stato una campagna che ha raggiunto in organica quasi 800.000 persone”. Piazza ha poi sottolineato come sia importante guardare avanti e riflettere sull'evoluzione del mercato dei giornali e sul ruolo strategico dei social media: "Da qua a pochissimo la carta stampata sparirà. Quello che sta succedendo in America è palese. I più importanti giornali, ormai, non sono più cartacei. Sono solo online. Crediamo che la carta stampata abbia finito il suo tempo sia per questioni di costo, sia perché la gente non legge più, sia perché la carta stampata è per un giorno o per una settimana, mentre i social ti consentono di lasciare una traccia eterna. I siti di informazione, i quotidiani on line, a mano a mano, subiranno una flessione. Questo lo vedi già dai meccanismi di informazione che vedi nei tg. Per esempio, in televisione vengono spesso postati i video fatti coi telefonini o con i tablet come servizi televisivi. Questo perché? Perché i social hanno una cosa e soprattutto Facebook ha una cosa che nessun altro strumento di comunicazione online potrà avere mai: l'informazione in diretta. Se oggi sotto il mio ufficio succede qualcosa, io con il telefonino la filmo e la metto in rete. La notizia già è data e già è diventata virale”. Infine, Piazza ha concluso l'intervista con una riflessione sul condizionamento dei social cui assistiamo ogni giorno: “I social oggi sono diventati uno strumento di condizionamento sociale. Hanno cambiato il nostro comportamento sociale. Io sto scrivendo il mio secondo saggio che si chiama “Social media. Una generazione a testa in giù” perché i social hanno cambiato la socializzazione, il tempo di utilizzo del telefonino che è ormai diventato uno strumento indispensabile come il portafoglio e le chiavi di casa. Grazie ai social si può comunicare con tutto il mondo, ma in realtà comunico senza portare nei social un'esperienza di vita concreta, perché la mia esperienza sociale si forma direttamente sui social, ma è molto diversa dall'esperienza sociale che nasce dal confronto con le persone. Questo ci spinge a riflettere su come cambieranno il carattere e le abilità delle generazioni future. Avremo una generazione che da un lato è pienamente globalizzata, ma dall'altro lato avrà un mutamento comportamentale e perciò sociale di relazione che è inevitabile”. Progetto: Algoritmo di condivisione per interesse tematico Ambito S3: Turismo, cultura e beni culturali

Palazzo del Poeta, un’esperienza immersiva che unisce cultura e ospitalità

Nel cuore di Palermo, tra i vicoli intrisi di storia e cultura si erge maestoso il Palazzo del Poeta. Proprietaria di questa dimora storica è Rosa Di Stefano, imprenditrice candidata al Premio Innovazione Sicilia, che ha trasformato un antico palazzo del 1600 in un'incantevole oasi culturale, offrendo agli ospiti un'esperienza immersiva nel cuore della città. Grazie al suo duro lavoro e a ben 5 anni di ristrutturazione, il Palazzo del Poeta ha assunto una nuova identità, non un semplice luogo di soggiorno, ma una piattaforma di incontro e riflessione, grazie anche alla sua rassegna letteraria di punta. Ciò che rende unico il Palazzo del Poeta è la fusione armoniosa tra cultura e ospitalità, un modello innovativo che va al di là dell'offerta tradizionale di alloggio, ma un luogo di incontro e confronto per gli amanti della letteratura e di coloro che desiderano esplorare la ricchezza culturale di Palermo. Ne abbiamo parlato con Rosa Di Stefano che ha spiegato a fondo il suo progetto: “Il Palazzo del Poeta è una dimora storica, una grande casa che ospita anche delle residenze d'autore e che dedica i suoi ampi spazi nei grandi saloni alla cultura, un modo innovativo di diffondere cultura nella città. Il Palazzo del Poeta si trova tra i vicoli di una Palermo ferita ma non vinta, tra le strade scolpite dagli oratori del Serpotta e le pagine scritte dal Tomasi di Lampedusa. E si tratta di un palazzo del 1600 di origine baronale”. "La sua originalità – ha proseguito Rosa Di Stefano – risiede nel modo in cui Palazzo del Poeta, con le sue iniziative culturali, fonde l'ospitalità con la cultura. Il modello che propongo supera il concetto standard di ospitalità alberghiera attraverso un'esperienza completamente nuova che coinvolge gli ospiti in modo attivo e interattivo nella cultura locale e non solo. Ho dato vita all'idea di una dimora non solo come struttura ricettiva, ma come un libro da sfogliare, come occasione di incontro e di riflessioni, anche grazie alla sua rassegna letteraria di punta”. “Molti mi hanno detto che c'è molta sicilianità in questo mio modo di esprimermi e di fare azienda. Io penso che più di sicilianità abbia in mano un forte senso di Sicilia. Esattamente come intendeva Sciascia. Goethe provava vertigine nell’ammirare i nostri monumenti millenari. Bene, io vivo in un monumento, sento la storia che scorre nelle pareti della mia dimora, esattamente come il sangue vivo che scorre nelle mie arterie. Io sono parte di questa terra, come le colonne dei templi, come le statue, le iscrizioni, il lastricato che copre le nostre strade. E accanto a tutta questa bellezza sento il peso di vivere anche in una terra che conosce l'abisso del dolore e del terrore mafioso che ha forgiato anche i miei anni più giovani. Tra queste mura riesco a far esplodere il mio amore per questa terra. Perché Palazzo del poeta non è una semplice impresa commerciale, è la materializzazione dei miei sogni, i sogni di una siciliana. Parlando del suo progetto Rosa Di Stefano ha poi posto l'accento sul tema della sostenibilità ambientale. “In termini di sostenibilità e di impatto ambientale Palazzo del poeta rispetta alcuni criteri abbastanza importanti. Abbiamo adottato pratiche ecosostenibili nella dimora storica, ad esempio un'energia a basso consumo, la raccolta differenziata, riciclo di carta e vetro, il cambio della biancheria a richiesta del cliente, colazione a chilometro zero. Inoltre, abbiamo promosso prodotti e servizi per sostenere l'economia locale. Ad esempio, il kit di cortesia che facciamo trovare nelle nostre camere è un estratto dei fiori del fico d'India e viene prodotto in una azienda artigiana del catanese. E il sapone tagliato a mano nella zona del siracusano". La vera innovazione del Palazzo del Poeta sta però nelle iniziative culturali che coinvolgono la comunità locale. "L'innovazione consiste nel creare un senso di appartenenza e coesione sociale, promuovere la cultura, valorizzare la storia della città, sostenere le case editrici locali, gli artisti, gli scrittori, i poeti, gli artigiani, gli esponenti della cultura e sensibilizza sulle tematiche attuali. È quindi questa la nostra grande forza, l'opportunità per trasformare il settore dell'ospitalità in Sicilia, con un'esperienza che arricchisce la comunità locale e attira visitatori interessati alla cultura". Progetto: Palazzo del Poeta Ambito: Turismo, cultura e beni culturali

Pomera, la start-up che trasforma il sottopelo canino in filati per l’abbigliamento

Tra i tanti temi connessi all'innovazione c’è anche il tema dell’upcycling, un approccio creativo e sostenibile che consiste nel riutilizzare oggetti scartati o non utilizzati, conferendo loro una nuova vita e spesso una nuova funzione. Questo concetto è alla base dell’idea della start-up Pomera s.r.l., che realizza prodotti tessili innovativi attraverso la valorizzazione del sottopelo canino, per creare filati per l’abbigliamento e che ha partecipato al Premio Innovazione Sicilia nell'ambito della Strategia regionale S3 "Ambiente, risorse naturali e sviluppo sostenibile". Il sottopelo canino, spesso considerato un rifiuto, è in realtà un materiale versatile e innovativo e ben si presta a diventare la materia prima per filati da abbigliamento e altri prodotti finiti tra cui tappeti e berretti. Ne abbiamo parlato insieme a Federico Motta, brillante laureato di Economia aziendale dell’Università di Catania e fondatore dell’innovativa start-up, che ci ha raccontato come è nata la sua originale idea. Il progetto consiste nel riutilizzare il sottopelo canino, trasformandolo in una risorsa preziosa per prodotti tessili. Si tratta di un “rifiuto prodotto prevalentemente nei negozi di animali, negli allevamenti e che proviene in particolare da tutti i cani che hanno il doppio strato di pelo. I cani con il doppio strato di pelo devono essere spazzolati giornalmente per evitare la formazione di nodi e soprattutto infezioni o malattie alla pelle”. Questo fa sì che si generi un enorme quantità di pelo, “intorno ai 500 chili ogni mese solo in Sicilia, un quantitativo che ad oggi finisce in discarica e non viene valorizzato” – ci ha spiegato Motta. Da qui l’esigenza di incentivare la raccolta del sottopelo canino da parte dei negozi di animali, coinvolgere la comunità e promuovere l’upcycling riducendo il rifiuto e trasformandolo in filati da abbigliamento Il progetto ha già riscosso un certo interesse e si pensa già alla realizzazione di una vasta gamma di prodotti, che spaziano dall'abbigliamento all'arredamento, da accessori fino a una linea di abbigliamento dedicata ai cani stessi. Parlando del suo progetto Motta ha svelato quali sono i prossimi obiettivi della società: “Stiamo già pensando ad altri prototipi, come il feltro già realizzato, trapunte, tappeti yoga in fase di lavorazione. Vogliamo presentare ai clienti prodotti con dei modelli disegnati dagli stilisti di Boomerang e il logo è già in fase di lavorazione. Abbiamo intenzione di creare un master brand per i modelli di berretti, sciarpe e capi d'abbigliamento per uso umano, puntando sugli hotel di lusso nelle città turistiche invernali, quindi, vogliamo intercettare questo target perché riteniamo sia un target di nicchia, dalla fascia alta e attento alla sostenibilità”. “Con l’Università stiamo studiando le caratteristiche chimiche del materiale per capire i possibili ulteriori utilizzi e per cercare di far sì che lo scarto sia, oltre che utile, anche profittevole. L'obiettivo è quello di ampliare la raccolta a livello nazionale. Per farlo stiamo mettendo a punto una dashboard, una piattaforma online dove tutti i potenziali fornitori, registrandosi, potranno segnalare quando avranno raggiunto un quantitativo minimo di un chilo, due chili. Oltre a raccogliere un rifiuto che ad oggi finisce in discarica noi vogliamo cercare di realizzare più prodotti possibile per capire la migliore destinazione del mercato e anche la migliore profittabilità per la società” – ha concluso Motta.

Mamaseeds, un marchio di qualità per valorizzare gli antichi semi italiani

Le colture antiche costituiscono un patrimonio di inestimabile valore da tutelare e preservare. Si tratta di semi, di per sé estremamente pregiati non solo per le loro caratteristiche salutari e proprietà benefiche, ma anche perché rappresentano le nostre tradizioni contadine, il nostro territorio, la nostra memoria e identità. Un patrimonio ad oggi abbandonato e non protetto dalle normative nazionali e comunitarie, che accomunano i semi nati in Italia, con quelli nati in altri Paesi geneticamente modificati. Ne abbiamo parlato insieme ad Alessia Montani, fondatrice di Avasim, il consorzio internazionale che aggrega tutti gli attori delle filiere agro-alimentari, e Presidente di Slow Flow srl, la società che opera nel settore della promozione culturale, che ha inventato il marchio di qualità Mamaseeds e che ha fatto del recupero degli antichi semi italiani e del Mediterraneo una delle sue principali missioni. L’obiettivo è quello di dare vita alla prima filiera degli antichi semi italiani, indispensabile per superare l’isolamento degli agricoltori e dei contadini, per un’agricoltura sostenibile dal punto di vista ambientale, sociale e culturale. Ai nostri microfoni Alessia Montani ha spiegato il suo progetto candidato al Premio Innovazione Sicilia, nell’ambito della Strategia regionale S3 “Ambiente, risorse naturali e sviluppo sostenibile”: “Si tratta di un progetto multidisciplinare da una parte non profit, da una parte for profit in quanto riteniamo che per sviluppare cultura e salute per l'ambiente ci sia bisogno di un aspetto di divulgazione e un aspetto economico. Per questo agiamo attraverso un consorzio che crea networking tra pubblico e privato, un parco detto “Parco dell'anima”, che è un progetto di divulgazione più esperienziale. La parte for profit è il progetto con cui ci siamo candidati e cioè la reintroduzione della pluricoltura nel sistema agroalimentare, che faccia ritornare in auge quelle antiche sementi e quei prodotti da esse derivati (pane, pasta, biscotti, ma non solo, anche vitigni antichi e quindi vini reliquia), per rigenerare il sistema produttivo non solo agricolo, ma legato a tutte le altre filiere culturali e soprattutto turistica”. “È un progetto che tocca tantissimi aspetti dell'economia del nostro Paese in quanto non ci occupiamo dei prodotti agroalimentari soltanto dal punto di vista nutrizionale e quindi agricolo, ma anche dal punto di vista culturale, cioè di quel patrimonio immateriale di cui questi semi e questi prodotti sono dotati e cioè quegli usi, costumi e tradizioni che rappresentano la nostra identità siciliana” – ha proseguito Alessia Montani. Sosteniamo le imprese eroiche e gli agricoltori custodi Un progetto ambizioso, ma con buone prospettive di crescita che, come ha sottolineato Alessia Montani, “grazie appunto al sostegno offerto alle imprese cosiddette eroiche e ai contadini agricoltori custodi avrebbe un impatto importante sul pianeta proprio per la riproduzione della biodiversità, per la salute degli ecosistemi, per l'arresto del fenomeno del surriscaldamento globale e ovviamente anche per la salute dell'uomo”. “Abbiamo già sottoscritto un protocollo d'intesa con stazioni di ricerca quale l'Accademia dei Georgofili, che si occupa proprio di queste tematiche e inoltre anche con la Stazione di Granicoltura di Caltagirone, che è una stazione importantissima, in quanto raccoglie più di 54 varietà antiche soltanto per i grani ed è oggi poco valorizzata. Siamo in procinto di sottoscrivere il protocollo d'intesa anche con l’IILA, l'istituto del Ministero degli esteri dei Paesi latinoamericani. Questa è solo la parte pubblica, ma c’è anche la parte privata, i piccoli agricoltori e i contadini che possono sfruttare l’attività di networking che noi creiamo, attraverso il bollino Mamaseeds e che in assenza di questa attività lascerebbero probabilmente la pluricoltura per ritornare alla standardizzazione delle multinazionali”. “La mia speranza, e penso che comunque siamo sulla buona strada, è quella di accogliere nel nostro networking di aziende il più possibile di produttori che soltanto aggregandosi tra di loro possano fare quel numero di massa critica necessaria per penetrare il mercato. Un mercato che attualmente è governato dalle strategie delle multinazionali e quindi noi crediamo che da qui a qualche anno saremo sempre di più, saranno sempre di più i produttori che potranno ritrovarsi nel bollino, un bollino di valore, il valore appunto del recupero delle colture italiane e potremmo diventare una filiera importante dal punto di vista economico al pari di quella del bio”.  

Meccanica della Mente, il modello di “educazione cognitivo-emozionale” Made in Sicily

"Quanto sarebbe efficace se, a scuola, si insegnasse la comprensione della mente umana?". Questa domanda, un po' insolita e apparentemente semplice, è un efficace punto di partenza per conoscere meglio la "Meccanica della mente" ideata da Giovanni Gibiino, imprenditore, consulente e formatore. Unendo anni di studio in diversi ambiti delle neuroscienze ed esperienza sul campo, è riuscito a dare vita a un originale modello di "educazione cognitivo-emozionale". Lo scopo del progetto è guidare le persone a una maggiore consapevolezza di sé, per migliorare le relazioni lavorative, sociali, familiari e con sé stessi, sfruttando argomentazioni semplici e strumenti pratici, applicabili nella vita di tutti i giorni. Per riuscirci, Gibiino ha elaborato alcune specifiche neuro-biologiche sulle quali si basa il funzionamento del cervello umano. Quando l'ideatore della Meccanica della Mente racconta il suo progetto, spiega anche perché si può definire innovativo e lo fa in tre punti: la narrazione della neurobiologia è semplice, pragmatica, essenziale, comprensibile e quindi immediatamente applicabile alla quotidianità; il metodo di formazione rispetta la neurobiologia delle relazioni e permette di mantenere costantemente attiva l'attenzione, comprenderne il contenuto, interiorizzarlo e applicarlo da subito; facilità di riproduzione e condivisione di quanto appreso permettono la scalabilità. A questo, Giovanni Gibiino aggiunge anche qualche dettaglio in più: "Un siciliano ha inventato un modo semplice, simpatico e funzionale di raccontare agli altri come funziona la neurofisiologia e questo è utile a livello relazionale per sé e per gli altri, con tutti i vantaggi che ne possono derivare. E questa cosa dalla cara, vecchia, Sicilia è arrivata in tutta Italia e ha trovato tanti collaboratori". "La semplicità è l'ultima sofisticazione", sottolinea. Il progetto ha richiesto oltre 10 anni per essere condiviso in tutta Italia e, ancora oggi, cresce e si perfeziona.

Meris, l’intelligenza artificiale al servizio della diagnostica clinica nei poliambulatori

Si chiama Meris ed è un’innovativa soluzione PACS (Picture Archiving and Communication System) per la gestione completa e integrata degli esami medici. Per realizzare il primo prototipo funzionante ci sono voluti ben 18 mesi di lavoro, ma alla fine Aldo Prinzi e Salvo Lo Cascio sono riusciti a realizzare uno strumento diagnostico digitale, pensato appositamente per rispondere alle esigenze dei poliambulatori e degli studi medici. L’innovativo progetto è stato presentato al Premio Innovazione Sicilia nell’ambito della strategia regionale S3 “Scienze della vita” ed è una soluzione integrata che aiuta a digitalizzare i dati clinici dei pazienti, archiviandoli e conservandoli in modo sicuro e accessibile e a migliorare la diagnosi clinica dei pazienti grazie all'intelligenza artificiale. Ne abbiamo parlato insieme ad Aldo Prinzi, fondatore di Medigenium, manager professionista e tecnico informatico, che da oltre 30 anni è attivo nel campo sanitario.   “Insieme ad altri quattro palermitani abbiamo costituito una start up innovativa che si chiama Medigenium, con base a Palermo, premiata da Invitalia nell'ambito del Bravo Innovation Hub. Quello che abbiamo fatto è stato condensare all'interno di un oggetto una serie di tecnologie, necessarie alle strutture sanitarie per migliorare la vita dei pazienti e la vita lavorativa degli ambulatori. Abbiamo sfruttato la tecnologia usata normalmente negli ospedali, l'abbiamo condensata e ridotta in modo da essere applicata negli studi medici e negli ambulatori”. Si tratta di uno strumento unico nel suo genere in grado di centralizzare, organizzare e conservare tutti gli esami in un unico sistema, semplificando l’archiviazione e l’accesso rapido alle informazioni diagnostiche. “Il nostro dispositivo risponde ai criteri di originalità e impatto – ha proseguito Prinzi – nel momento in cui noi portiamo questo prodotto all'interno di un ambulatorio grazie alla digitalizzazione permettiamo all'ambulatorio, ai medici, alle persone che lavorano all'interno di lavorare meglio e con meno stress. Allo stesso tempo mettiamo nelle condizioni i pazienti di disporre di esami all'interno degli ambulatori alla massima risoluzione”. Addio, dunque, al CD e alla carta stampa. Con Meris il paziente non sarà più costretto "a portarsi dietro gli esami medici (ecografie, radiografie, esami ematochimici, elettrocardiogrammi e molti altri)" – ci ha raccontato Prinzi – "che potranno essere comodamente trasmessi via internet e sempre disponibili in tempo reale. In più saranno semplificate anche le operazioni di manutenzione dello strumento diagnostico". Come ci ha spiegato Aldo Prinzi non si tratta solo di un’innovazione di processo, ma anche di prodotto. “Lo strumento diagnostico può già essere utilizzato dagli ambulatori ed è già costruito, pronto e venduto a scaffale. Abbiamo realizzato una macchina che si accende, si collega a tutti gli altri strumenti che sono all'interno dell'ambulatorio e che permette la gestione dei pazienti, degli appuntamenti e la concentrazione degli esami. Abbiamo aggiunto anche una parte di intelligenza artificiale che aiuta a interpretare i dati digitalizzati e a diagnosticare alcune patologie, semplificandone la diagnosi”. È il caso dei pazienti pediatrici affetti da sindromi cardiache (Es. Brugada) che grazie a Meris possono essere individuate precocemente grazie all’intelligenza artificiale applicata ai tracciati cardiografici. Una vera e propria rivoluzione nel campo della diagnostica, capace di aumentare sensibilmente l’efficienza sanitaria. Ogni anno vengono eseguiti screening di massa nelle scuole elementari e questi, grazie a questo innovativo strumento, possono essere inviati in tempo reale alla struttura universitaria o ospedaliera di riferimento per la diagnosi in tempo reale. Già solo “identificando un bambino con questa sindrome è possibile trovare anche il resto della famiglia affetta dallo stesso problema e così salvare la vita al bambino, al fratello e al padre”. Progetto: Meris - Medigenium Ambito S3: Scienze della vita