Magnisi Club AI, come portare (davvero) l’intelligenza artificiale in azienda con Valentina Rossi
News - 23/06/2026
di Luisa Cassarà
Dopo gli appuntamenti dedicati agli agenti digitali, alla finanza agevolata e alla conversation intelligence, il Magnisi Club AI ha acceso i riflettori sull’adozione dell’AI all’interno di contesti aziendali complessi. La guest expert dell’incontro è stata Valentina Rossi, Digital Innovation Associate in PWC Italia, che ha illustrato le sfide e i vantaggi di un’integrazione tecnologica responsabile, efficiente e strategica.
Il superamento dell’approccio “one size fits all”
Rossi ha subito evidenziato come l’innovazione incontri due ostacoli principali. Il primo è di natura umana: “Non siamo biologicamente portati a cambiare il nostro modo di operare, di pensare e quindi dobbiamo fare uno sforzo aggiuntivo per riuscire poi a rivedere i nostri processi“, ha spiegato.
A livello macroscopico aziendale, invece, l’errore più comune è approcciarsi all’innovazione senza una strategia mirata. “Il più grosso problema è che stiamo parlando di questa tecnologia come se fosse one fit for all e non ci concentriamo invece sull’analisi preventiva di quali sono i processi, i colli di bottiglia aziendali e laddove poi si possa integrare in maniera efficiente”, ha sottolineato. Ad oggi, secondo l’esperta, le aziende non sono ancora abbastanza mature da adottare un approccio veramente personalizzato.
Il valore delle competenze umanistiche
In linea con le discussioni portate avanti dal Magnisi Club AI, è emerso chiaramente come l’adozione dell’AI non sia solo una questione informatica. Rossi ha rivendicato l’importanza del proprio percorso di studi, che le ha permesso di sviluppare “un’apertura mentale e prospettica“, cruciale nel suo lavoro.
“Le competenze umanistiche servono perché fondamentalmente l’AI è una tecnologia che, per generare del valore, deve interagire con le persone. O, meglio, sono le persone che devono interagire con lei”, ha affermato, ribadendo la necessità di conoscere a fondo i processi aziendali e il comportamento umano. Le competenze tecniche subentrano successivamente, in modo più verticale, per “comprendere come funzionano queste soluzioni, laddove possono generare del valore e invece dove espongono dei rischi eccessivi”, permettendo così di avviare dei progetti pilota e scalare le soluzioni.
Decisioni data-driven e illusione dell’oggettività
Se, da un lato l’AI trasforma la governance rendendo le decisioni “più data-driven con tutti gli algoritmi di machine learning” previsionali, dall’altro l’AI generativa richiede grande cautela. Utilizzata sempre più spesso per agevolare le fasi di brainstorming, la tecnologia porta con sé un’insidia nascosta: “Non è detto che la macchina sia più o meno oggettiva dell’uomo, anche perché sappiamo benissimo che ha ereditato i nostri stessi bias, i nostri stessi pregiudizi che abbiamo poi infuso nella società”.
Il rischio per le imprese, ha avvertito Rossi, è quello di cadere in un “affidamento cieco”, un errore paragonabile ad affidarsi all’opinione di un conoscente senza validarla con la propria esperienza personale.
Il consiglio per le imprese: “Sporcarsi le mani”
L’AI, per funzionare, “ha bisogno necessariamente di essere triggerata, di essere chiamata e utilizzata da delle persone”. In perfetta sintonia con la filosofia operativa del Magnisi Club AI – strutturata sui concetti di comprendere, applicare e decidere – l’invito finale di Valentina Rossi è estremamente pratico: “L’unico consiglio che mi sento di dare è quello di sporcarsi le mani, di aprire gli strumenti anche in una fase iniziale proprio con un’ottica sperimentale di disruption, di revisione del proprio modo di pensare”.
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